Siamo a metà degli anni cinquanta, in un grosso paese situato in cima ad una valle, stretto tra il rischio d'isolamento che la condizione geografica gli impone, e le cicatrici di una guerra da poco finita, e non ancora del tutto superata.
Un gruppo di amici, con l'entusiasmo tipico dei vent'anni, trascorre le sue giornate tra lavoro, casa, vita d'alpeggio, lunghe camminate e proibitive spedizioni in Vespa e Lambretta lungo tutta la vicina Valsassina per cogliere, in ogni dove, la possibilità di sfogare la propria passione: quella per il canto.
Tradizione tipica di Premana, il canto popolare, soprattutto corale, rappresenta in quegli anni di speranza e di rinascita un modo concreto e probabilmente unico di esprimere la vitalità giovanile e l'entusiasmo per la vita.
Non passa molto tempo prima che questa passione riunisca questi amici (i Fondatori) in un primo tentativo di gruppo organizzato, che grazie alla conoscenza della musica di uno, alla casa messa a disposizione da un altro, alla capacità di dirigere di un terzo, e al buon orecchio di tutti, si lanciano nel tentativo di imitare cori già affermati (quello della S.A.T. in primis) con la speranza di imitarne i successi.
Dopo qualche esibizione in paese (incredibilmente trasmesse alla televisione con un circuito interno a Premana a scopo promozionale per quel mezzo allora innovativo) il gruppo ha la possibilità di esibirsi a Dervio, alla Festa dei Lavoratori, anche se non i mezzi per andarci.
Senza perdersi d'animo i giovani coristi non esitano a ricorrere all'unico mezzo a disposizione: vestita la prima divisa e calzando gli "scapiin" di stoffa vanno da Premana a Dervio (20 km) nell'unico modo possibile: a piedi.
Dei nove solo uno quel giorno manca: Luigi Pomoni è all'ospedale, non per se ma per assistere la moglie. Dopo qualche tempo diventerà per la prima volta papà di un bel maschietto!
E mentre Luigi si occupa della sua famiglia, sul palco di Dervio il gruppo di coristi si esibisce per la prima volta in trasferta da casa. E' un successo!!
Nasce ufficialmente quel giorno il coro, con il nome di "La Premanina". E' il 1º maggio 1957.
Nei primi anni sessanta, dopo i primi facili entusiasmi dovuti alla "scoperta" di essere apprezzati per le doti canore espresse, sorgono, per varie ragioni, le prime difficoltà.
Non tutti i coristi hanno la possibilità di dedicare al coro il tempo necessario, qualcuno addirittura lascia il paese per impegni di lavoro e di vita, serpeggia un clima un po' troppo rilassato.
Il coro sembra non appassionare più come prima.
L'occasione per ritrovare motivazioni ed entusiasmo sono le giornate dedicate in zona alle Feste della Montagna.
Su sprone e richiesta del Maestro Pietro Fazzini, ai giovani coristi, che tanto erano piaciuti nelle loro prime esibizioni, viene caldamente richiesto di riprendere le scuole e prepararsi adeguatamente, onde poter degnamente rappresentare il paese di Premana a queste vetrine locali, che hanno per scopo la promozione turistica della montagna lecchese.
E' qui che troviamo una prova significativa di umiltà e intelligenza: rendendosi conto dell'importanza del loro ruolo, e consapevoli che la loro passione per il canto non può sopperire ad una vera preparazione musicale i coristi cercano, e infine trovano, il loro Maestro. E' il 1963 quando Pomoni Alfredo, dopo aver diretto e guidato il coro per oltre un lustro, rientra nella sezione bassi e lascia la direzione al Maestro Vittorio De Col.
Per sottolineare questo rinnovato atteggiamento si trova anche un nuovo nome: Coro Alpino Nives.
Anche il paese sembra intuire il cambio di passo: l'impegno viene condiviso da un numero sempre maggiore di giovani, i coristi che nei primi anni facevano sorridere qualcuno per la loro divisa e il modo di cantare non proprio tradizionale sono ora presi sul serio, l'intera comunità guarda con orgoglio ai propri cantori.
Nel corso degli anni sessanta altre vicissitudini riguardano il coro: il primo consiglio, presieduto da Ambrogio Sanelli, cambia ripetutamente i componenti, i Presidenti si susseguono e sul finire del decennio anche il Maestro De Col lascia la direzione. Dopo aver affinato la preparazione e le capacità espressive del Nives il suo posto viene preso da un giovane insegnante di musica di scuola media: il Maestro Francesco Sacchi.
Gli anni settanta si aprono ancora con una piccola rivoluzione: questa volta ad esserne interessato non è il coro stesso ma gli accompagnatori, i sostenitori, gli amici, i consiglieri e gli stessi Presidenti.
Non risultano essere chiare le divisioni dei ruoli, non si sa bene chi sia preposto allo svolgimento dei numerosi compiti che una vita cosi intensa come quella del coro comporta. Ci sono incomprensioni, incertezze: il barometro, ancora una volta, segna brutto tempo.
Alcuni coristi (ancora i Fondatori) decidono di chiedere aiuto al Cavalier Giovanni Pomoni, perché, dopo aver dato prova di grandi capacità imprenditoriali, dopo aver ricoperto ruoli di prestigio nelle associazioni e nelle realtà economiche del paese, dia una mano anche al coro nell'organizzazione delle varie attività.
La ricetta è un autentico uovo di Colombo, benchè inusuale nei cori di montagna: netta divisione tra coristi e consiglieri, e definizione rigorosa dei compiti: il Maestro cura l'aspetto artistico del coro e l'insegnamento; i coristi pensano esclusivamente a cantare; i consiglieri (eletti dai coristi tra i simpatizzanti e amici del coro stesso) eleggono al loro interno le cariche sociali, e curano esclusivamente gli aspetti organizzativi dell'associazione.
In breve, la ricetta funziona: il Nives riprende ancora slancio.
Il lato artistico e musicale del coro cresce ulteriormente sotto la guida attenta e preziosa del giovane Maestro, che, con grande perizia e una profonda sensibilità artistica e personale, decide di approfondire la conoscenza delle tradizioni e del canto popolare premanese.
Con un lavoro enorme e un'infinita pazienza riscopre e valorizza, interpretandoli con il coro, molti canti tradizionali premanesi, rinvigorendo e trasmettendo a molti l'amore per il canto popolare.
Di questo periodo sono anche le collaborazioni con i due maggiori poeti e scrittori locali: se di Antonio Bellati "Ol prum basiin" (Il primo bacio) diventa l'emblema di un periodo, i testi di Carlo Del Teglio (Montagna amara, L'attesa, L'aria d'aprile) arricchiscono ulteriormente il repertorio sempre più vasto del Nives.
Ma come in ogni grande famiglia alcuni momenti difficili accompagnano a volte il cammino della vita, cosi in questi anni nel coro delle improvvise perdite lasciano nelle sezioni, e ancor più nei cuori, vuoti incolmabili.
Come simbolo di tutti quanti hanno lasciato troppo presto il nostro coro, ricordiamo qui Francesco Gianola, primo dei Fondatori ad andare avanti, voce tra le più limpide e chiare che con noi hanno cantato.
Con una maturità ormai raggiunta, dopo vent'anni di canti e di esperienza, il Nives vince a Lecco un concorso nazionale per cori di montagna (cantando "Su lamentu", pezzo in lingua sarda) e si appresta a un ulteriore crescita, che darà i suoi frutti negli anni successivi.
Il decennio centrale di vita del coro si apre con un'esperienza di quelle degne di memoria: il Nives incontra, in San Pietro, Sua Santità Papa Giovanni Paolo II.
Grazie alle capacità organizzative e alle conoscenze del Presidente Pomoni, e con la collaborazione di tutti i consiglieri, la maturità artistica raggiunta dal coro viene sfruttata in pieno, con una serie di iniziative destinate ad entrare direttamente nella storia di questi decenni.
Sono degli anni ottanta infatti, oltre alla già citata visita al Papa, la trasferta in Belgio "Un fiore dall'Italia", in occasione dei venticinque anni di fondazione, l'incisione del disco "L'artigiano", omaggiato a tutti gli artigiani della provincia di Como, la partecipazione per ben due volte (1982 e 1987) al festival internazionale dei cori "Città di Clusone", la Santa Messa accompagnata nel Duomo di Milano.
Ancora in occasione del venticinquesimo, particolarmente significativo per la profonda unione esistente tra due realtà cosi differenti, è il concerto tenuto al Teatro Malibran di Venezia.
Pare che l'incontro tra gli oriundi premanesi e il Nives in trasferta sia poi finito in Piazza San Marco, cantando alle due di notte sotto la luna piena.
Sul lato musicale e artistico il decennio è segnato da "Lassù si canta", vertice del lungo lavoro del Maestro Sacchi alla riscoperta delle origini popolari e tradizionali del canto premanese.
Da qui in avanti, anche musicalmente parlando, nuove strade vengono percorse, nuovi incontri portano il coro più lontano, anche se le caratteristiche più genuine e originali delle proprie origini non vengono meno.
Sul finire del decennio, messi alle spalle ormai i festeggiamenti per i trent'anni di vita, il Presidente Pomoni lascia l'incarico, mantenendo il titolo di Presidente Onorario. Il suo posto è preso da Ratti Antonio, giovane premanese non ancora trentenne.
E' ancora una trasferta internazionale a segnare l'inizio degli anni novanta. Quella di Hummennè, nell'allora Cecoslovacchia, rimarrà un esperienza destinata a cambiare ancora una volta la vita del coro.
Pur massacrante dal punto di vista logistico (oltre ventiquattr'ore di strada, tutte in pullman, andata e ritorno) il calore e l'accoglienza di quel popolo lontano toccano gli animi di coristi e consiglieri: la musica, il cantare assieme, risulta essere un linguaggio universale; le barriere linguistiche vengono superate dalle strette di mano, dai sorrisi, il canto corale unisce al di là delle diversità.
Non stupisce quindi che queste trasferte vengano riproposte. Oltre alla Cecoslovacchia, il Nives conosce e stringe amicizia con altre realtà: l'MGV di Seelscheid, il Kolping Chor di Stoccarda (entrambi della Germania), in Italia si fa la conoscenza di numerosi cori con visite e scambi. Tra le molte, ricordiamo con particolare affetto lo scambio reciproco con il coro Bachis Sulis di Aritzo (NU).
Di tutte le iniziative di questi anni però, quella che segna maggiormente il coro è la visita alla città di Sarajevo, capitale bosniaca appena uscita da una lunga e dolorosa guerra. Grazie a Padre Giuseppe Speranzetti, missionario dei Padri Somaschi li inviato, ai primi di maggio del 1997 il Nives è il primo gruppo straniero a visitare la capitale ancora in ginocchio. Dopo aver cantato per gli alpini italiani dello S.F.O.R., il coro si esibisce in cattedrale nel "Concerto per la Pace".
L'applauso ritmato di ringraziamento che il pubblico tributa al coro dopo il canto "Fala" ("Grazie" in lingua bosniaca), rimane, ad oggi, il momento più alto e toccante tra le pur molte emozioni vissute fin qui.
La testimonianza di quei momenti muove l'intera Premana in una serie di iniziative di solidarietà senza precedenti in paese.
Anche il repertorio del coro conosce ulteriori arricchimenti: di questi anni, grazie alla collaborazione del Maestro Sacchi con il Dottor Roberto Bassi, a lungo consigliere del coro stesso, sono i concerti a tema che abbinano prosa, musica e poesia.
Nascono testi come "Le profonde radici", lo "Stabat Mater", il Concerto Manzoniano.
Per le celebrazioni dei quarant'anni di storia il Nives incide su CD la sua prima raccolta di grandi successi. Con pochi, preziosi inediti, "Quarantesimo" raccoglie il meglio del repertorio di un coro ormai maturo, ma che, sempre sotto la guida attenta e infaticabile di Sacchi, non smette di mettersi in discussione e tentare nuove vie.
Dopo un decennio, come abbiamo visto, denso di iniziative e di impegni, anche Ratti lascia la presidenza, pur rimanendo membro del consiglio. Lo sostituisce Gianola Stefano, anche lui non ancora trentenne.
Gli anni del duemila sono il nostro ieri e il nostro oggi.
La prospettiva storica non consente ancora una rilettura distaccata, e il senso del quotidiano ancora incombe su questi ultimi anni.
Nonostante ciò, non meno importanti della nostra storia, perché figli di quella, sono questi nostri avvenimenti più recenti. Dopo alcuni anni "tranquilli" in cui sembra scemare l'interesse per i cori di canto popolare, questo invece risorge e vede il Nives impegnato in un fitto calendario di rassegne, concerti, scambi, iniziative benefiche.
Sul finire del 2002 una serie di concerti impegna il coro in una raccolta fondi a favore degli abitanti di Bindo, sfollati in seguito alla frana di novembre dello stesso anno.
Nel 2004, grazie alla Cooperativa di Consumo di Premana, il coro trova un'accogliente sistemazione per la sua nuova sede. E mentre ci si attrezza di computer, Internet, mobili nuovi e una nuova stufa per i freddi inverni, gli impegni si mantengono numerosi.
Ancora uno scambio internazionale con il coro, ormai amico, di Seelscheid; ancora un incisione di un CD (Ora d'aria) con un ulteriore nuovo filone musicale intrapreso da Sacchi.
I pezzi della tradizione corale montana si sposano con brani d'autore , con le armonizzazioni per coro di brani di musica contemporanea. Simbolo di questa nuova, apprezzata tendenza è "La valle", rielaborazione su testo italiano di "My way" di Frank Sinatra.
L'uscita dello scorso anno di un ulteriore CD (Come la neve) segue ulteriormente questo filone.
E siamo alle ultime righe di questo piccolo resoconto storico: dei nove Fondatori, ai festeggiamenti del 45º erano in quattro a cantare ancora nel Nives, convinti di continuare fino almeno al 50º.
Due di loro non ci sono riusciti: Gianola Dionigi nel 2005 e Pomoni Luigi questo stesso anno, pochissimi giorni dopo l'apertura ufficiale delle celebrazioni con il concerto "Il sacro e il divino", ci hanno lasciato per andare a cantare ben più in alto.
A noi più giovani resta, da seguire, l'esempio di dedizione e serietà che ogni martedì, alla prova settimanale, gli ultimi due Fondatori ci danno. Con oltre settantacinque anni d'età, e cinquanta di prove e concerti, sono sempre i primi ad arrivare per imparare quanto il Maestro insegna.
L'augurio, ben sostenuto da quanti hanno raccolto l'eredità di quel gruppo di amici, e che pur non essendo stati tra i primi canta nel Nives da oltre venti, trenta o quarant'anni, è che non si spenga mai la voglia di cantare, che non venga mai meno l'amicizia che unisce, che i sacrifici e l'impegno richiesti per seguire questa passione siano sempre ripagati, come finora è stato, dal sostegno, dal calore e dall'apprezzamento di quanti amano il canto, e amano particolarmente sentir cantare il Coro Nives.
